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domenica, 24 febbraio 2008

Aborto,la bandiera segreta

Qui si svela perché quasi tutti i progressisti non accettano il confronto

C’è da domandarsi: ma perché lo fanno? Perché “Giuliano il mammano”? Perché l’ossessivo “la 194 non si tocca”? Perché “le donne non sono assassine”? I progressisti, dal lancio della moratoria a fine dicembre e particolarmente ora che la moratoria per l’aborto si affaccia sulla scena o sceneggiata politica con una sua lista pazza, non hanno accettato un onesto confronto. Hanno lanciato anatemi, descritto per quel che non è e deformato fino al grottesco la posizione avversaria, si sono perfino inventati una montatura giornalistica sul caso dell’aborto di Napoli, che si è ritorta contro di loro. All’inizio si poteva pensare che tale reazione scomposta e abusiva potesse essere legata al fatto che ci eravamo spiegati male. Ma non si troverà, salvo la legittimità da noi liberalmente riconosciuta dell’opposizione di principio a qualunque legge abortista, una sola riga in cui non sia chiaro il sostrato necessario di ogni nostro pensiero e azione: nessuna donna può essere obbligata a partorire, nessuna donna deve essere perseguita penalmente perché rifiuta la maternità, tutte le donne devono essere libere di non abortire. Allora ci deve essere un’altra spiegazione. Abbiamo pensato in un secondo momento al panico. E qui siamo già più vicini a una diagnosi precisa. L’aborto è la grande rimozione della nostra epoca. E il rimosso incide nella forma della paura, dell’incubo, su chi lo pratica privatamente e pubblicamente. Qualche meccanismo mediatico di sostegno, ed ecco l’esplosione ideologica che porta il pensiero progressista alla fine della capacità di distinguere, argomentare in base a una lettura responsabile della cosa e delle diverse opinioni, in una deriva di propaganda generica che era evidente nell’ossessiva ripetizione di formule a tutela della donna offesa opposte dalla bella Daria Bignardi, nel suo programma della Milano chic, all’affermazione: “L’aborto è maschio”.

Purtroppo questo non spiega tutto. La verità finale è negli altri titoli, che Liberazione, il quotidiano del rimosso ideologico progressista e libertario-comunista, ha avuto il folle coraggio di pubblicare: “l’aborto non è un dramma” e “il feto non è vita”. Qui siamo al dunque. Nessuno dei progressisti osa confessarlo nemmeno più a se stesso, ma la verità dell’aborto, inteso non come soluzione contro la clandestinità dell’interruzione selvaggia delle gravidanze, bensì come pratica ormai moralmente indifferente, costume e vita quotidiana, è nel concetto di autodeterminazione e sovranità procreativa. La scelta è ideologica, è suggerita dalla furbizia del potere maschile, e consiste nell’idea che la donna è sovrana e sola nel decidere un atto che è di schiavismo genetico, nel decidere al posto di un altro e senza coinvolgere il maschio che con lei ha concepito il suo bambino. Non fosse così, i progressisti avrebbero trovato l’intelligenza e il coraggio di dire: la chiesa oggi riconosce che non si può tornare all’aborto clandestino e chiede di discutere le derive eugenetiche dell’aborto di massa, l’abortismo di stato in Asia e le politiche pubbliche tendenti a ridurre l’aborto a un modello di grado zero in occidente. Affrontiamo con serenità il problema, discutiamo e troviamo un compromesso. Solo poche leader femminili e progressiste (e la lettera di Franca Bimbi forse va in questa direzione come altri interventi di Claudia Mancina e Emma Fattorini, belli ma rari) hanno avuto questo impulso. Le altre no, perché del rimosso abortivo fa parte l’ideologia delle ragazze del secolo scorso, oggi diventata conformismo e pratica inconsapevole di massa con l’ausilio fattivo dei ragazzacci del secolo scorso.


Su IL FOGLIO, troverete i candidati della Lista Pro Life di Giuliano Ferrara

postato da: usaforever alle ore 14:43 | link | commenti (1)
categorie: aborto, lista pro life ferrara
domenica, 03 febbraio 2008

INPS AVVIA CAMPAGNA "CANCELLA LAVORO NERO"

leggi anche:
Leggi anche: Assunta badante in nero, denunciato intero nucleo famigliare

(AGI) - Roma, 3 feb. - Nell'ambito delle iniziative per la lotta al lavoro nero e all'evasione contributiva., l'INPS ha avviato una campagna informativa sul lavoro domestico, dal titolo "Cancella il lavoro nero". L'iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare i datori di lavoro e di fornire informazioni previdenziali ai lavoratori, spesso stranieri e con scarsa dimestichezza con la normativa vigente. La campagna verra' svolta prevalentemente con mezzi non tradizionali, come opuscoli multilingue distribuiti con la free press, tovagliette stampate ad hoc da distribuire nella rete dei fast food, molto frequentati dai lavoratori stranieri, sacchetti per il pane distribuiti attraverso un circuito che comprende molte panetterie a livello nazionale. E' inoltre gia' attivo sul portale www.inps.it un minisito "lavoratori domestici" con tutte le informazioni utili. Sono lavoratori domestici tutti coloro che svolgono lavoro continuativo per le necessita' della vita familiare del datore di lavoro: colf, badanti, baby sitter, governanti, cuochi, camerieri, ecc. Rientrano nella categoria anche coloro che lavorano presso comunita' religiose, caserme o comunita' senza fini di lucro, come orfanatrofi e ricoveri per anziani, con fine prevalentemente assistenziale.
Il datore di lavoro domestico deve osservare una serie di adempimenti. Prima di tutto, ha l'obbligo di comunicare al Centro per l'Impiego l'assunzione o il licenziamento del lavoratore; se non lo fa, e' soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa che va da 200 a 500 euro. Inoltre il datore di lavoro ha l'obbligo di pagare i contributi previdenziali all'INPS, pena l'applicazione di una sanzione che va da 1.500 a 12.000 euro, maggiorata di 150 euro per ogni giornata di lavoro effettivo. A cio' si aggiungono le sanzioni civili, in quanto la legge prevede che per l'omesso versamento dei contributi il datore di lavoro paghi le sanzioni civili al tasso del 30% su base annua calcolato sull'importo dei contributi evasi, con un minimo di 3.000 euro indipendentemente dalla durata della prestazione lavorativa accertata. Quindi, anche per una sola giornata di lavoro "in nero", il datore di lavoro puo' essere punito con la sanzione di 3.000 euro. A fronte di questi obblighi, sono previste anche delle agevolazioni fiscali. Il datore di lavoro puo' infatti dedurre dal proprio reddito i contributi versati per la colf per un importo massimo di 1.549,37 euro l'anno. A tal fine e' tenuto a conservare le ricevute dei bollettini INPS. Nel caso che abbia alle dipendenze un assistente familiare, puo' detrarre dall'imposta lorda il 19% delle spese sostenute per gli addetti all'assistenza di persone non autosufficienti, per un importo massimo di 2.100 euro l'anno. Per fruire di questa agevolazione, che spetta se il reddito complessivo non supera i 40.000 euro, e' necessario un certificato medico che attesti la condizione di non autosufficienza e le ricevute delle retribuzioni pagate, firmate dall'assistente familiare. Il versamento dei contributi previdenziali consente al lavoratore domestico, sia italiano che straniero, di ottenere le prestazioni INPS: assegni per il nucleo familiare, indennita' di disoccupazione, maternita', tubercolosi, cure termali, pensione. I contributi danno anche diritto alle prestazioni INAIL, e cioe' l'indennita' giornaliera per inabilita' temporanea al lavoro a seguito di infortunio, la rendita per invalidita' permanente, la fornitura di protesi, le cure climatiche, mediche e chirurgiche. Inoltre al lavoratore domestico spetta l'assistenza sanitaria a carico del SSN.


postato da: usaforever alle ore 10:48 | link | commenti
categorie: badante, inps, lavoro nero, regolarizzazione